La professione del Counselor Filosofico

Autore: Prof. Lodovico E. Berra *

Il Counseling Filosofico, pur condividendo i parametri essenziali del counseling in generale, trova nella Filosofia il suo elemento fondamentale, che gli consente di sviluppare strumenti ed impostazioni originali. Questi non sono però esenti da problematiche che rendono controversa l’identità del counseling ad indirizzo filosofico, ma soprattutto del Counselor Filosofo.

Già con quest’ ultima definizione entriamo nella questione, vale a dire se il counselor è anche filosofo o solo utilizza le conoscenze della Filosofia. Per rispondere a tale domanda dovremmo innanzi tutto cercare di definire cosa è Filosofia, in quanto la sua definizione non è certo univoca, e quindi dedurne le caratteristiche del Filosofo.
Classicamente Filosofia sta ad indicare l' «amore della sapienza» e quindi l' aspirazione alla conoscenza. Il fatto di aspirare non implica il possedere, ma indica prevalentemente un tipo di propensione intellettuale.
Quindi il Filosofo non è necessariamente il sapiente, ma colui che, consapevole di non possedere il sapere, lo ricerca. In questo senso il Filosofo per eccellenza è certamente Socrate. Il “sapere di non sapere” contraddistingue uno stile di ricerca permanente, in cui il processo di conoscenza non si conclude mai, rimanendo così in una posizione costantemente aperta e dinamica.

La saggezza non è quindi solo la conoscenza di cose alte e sublimi, come la sapienza, bensì è anche e soprattutto la capacità di indagare ed utilizzare processi di pensiero che tendano alla conoscenza delle questioni umane e del modo migliore di condurle.
Nicola Abbagnano afferma (La Saggezza della Vita, Rusconi, Milano, 1994, pag. 5) che “la filosofia si è spesso dedicata a risolvere gli enigmi del mondo, a tentare voli verso l’ assoluto e l’ eterno… ma, da ultimo, essa ha dovuto sempre fare i conti con l’ uomo, con ciò che egli è, con ciò che deve essere… e per questo appunto è stata sempre una ricerca della saggezza, cioè delle vie e dei modi con cui l’ uomo può vivere meglio la sua vita”.
Platone nella Repubblica afferma che la filosofia è conoscenza al massimo livello, superiore a tutte le scienze. Nelle sue opere ricorre continuamente la metafora dell’ elevazione, dell’ ascesa, della salita: fare filosofia significa inoltrarsi nelle regioni pure dell’ essere, perché solo chi conosce le regioni ultime delle cose, che per lui è il “mondo delle idee”, trova il senso delle altre scienze ed è in grado di organizzarle in un sapere unitario.
Secondo il modello socratico la ricerca filosofica è un continuo dialogo tra uomini, un interrogare e un rispondere, in cui la risposta pone sempre una nuova domanda. Come afferma Gadamer in Verità e Metodo (Bompiani, 2000) “L’ arte del domandare è l’ arte stessa del pensare”. L’esperienza conoscitiva presuppone strutturalmente il porre domande sulle cose, per sapere se esse stanno in un certo modo oppure in un altro.

La Filosofia nasce così come Dialettica ed ha come scopo l’elevazione dell’ uomo attraverso il raggiungimento del sapere più alto. Quindi se Filosofia è aspirazione alla saggezza, o alla sapienza, il filosofo è colui che ricerca attraverso strumenti di pensiero la conoscenza, nel senso più ampio. Nel campo che ci riguarda la conoscenza è chiaramente indirizzata verso le questioni dell’ umana esistenza, il che già include comunque gran parte dell’ attività filosofica nella storia.
Gli strumenti del pensiero filosofico non sono certo del tipo dipendente dalle pulsioni della creazione mentale, ma sono fondati essenzialmente sulla forza della Ragione. Questa richiede capacità riflessiva, logica e razionale. Ciò non toglie che per fare filosofia sia necessaria una notevole dose di creatività ed intuizione. Anzi, la necessità di porsi, nell’ambito del counseling, di fronte ad individui differenti tra loro con mentalità, ideologie e visioni del mondo estremamente diversificate, impone la capacità di adattarsi alle singole situazioni, liberandosi da eventuali irrigidimenti intellettuali. Il filosofo ha quindi senza dubbio bisogno di una posizione diversa rispetto ad altri studiosi, una posizione che gli consenta una osservazione privilegiata dei fenomeni del mondo.

Il Filosofo, interrogandosi, trascende, o cerca di farlo, una normale dimensione di pensiero. Potremmo così intendere il filosofo genericamente proteso alla trascendenza, come atto psichico di superamento o oltrepassamento di una normale dimensione quotidiana del pensiero. Già nell’ antichità era presente il pensiero della necessità di porsi, da parte del filosofo, in una dimensione diversa da quella della vita quotidiana.
Eraclito sosteneva che la maggior parte degli uomini si aggira come in “uno stato di sonnabulismo" seguendo le proprie opinioni. Essi devono svegliarsi dai loro sogni, mettere da parte i pregiudizi che distorcono la loro percezione della realtà e dedicarsi ad acquisire la conoscenza della realtà come effettivamente essa è. Socrate nel Teeteto parla della maieutica, l’ arte di ostetrico. Essa consiste nel riuscire a far nascere, o uscire, prendendone coscienza, dall’ uomo le conoscenze che sono già presenti in esso.
Socrate infatti non immette la verità negli uomini ma la estrae. Questo presuppone chiaramente la presenza di un sapere, o di una potenzialità, già all’ interno del soggetto.

Il Counselor Filosofico sarebbe perciò una sorta di facilitatore, di catalizzatore di processi decisionali e chiarificatori in grado di risolvere e rispondere a specifiche domande dell’esistenza. Questo utilizzando le personali risorse del consultante che devono solo essere stimolate e condotte. La “conduzione” del processo richiede una metodologia di lavoro specifica, in questo caso, evidentemente, di tipo filosofico. Quindi, secondo le personali caratteristiche del consultante (ma anche del counselor) o del problema portato, potrà essere utilizzata una metodologia dialettica, fenomenologica, esistenziale, maieutica, ermeneutica, ecc.
Nel Counseling Filosofico elemento fondamentale è il rapporto interpersonale, che rappresenta la vera occasione per fare filosofia. E’ dal rapporto che si sviluppa il discorso filosofico, ed è dal problema reale che nasce la riflessione filosofica (Berra L. “Filosofia in pratica. Discorsi sul counseling filosofico” Libreria Stampatori, Torino, 2003, p. 15). Una ulteriore questione è se il Counselor Filosofico possa o meno essere considerato un maestro, ovvero un maestro di vita con una propria personale pensiero, dottrina o filosofia. Non si può negare che ogni pensatore e studioso sviluppi nel tempo una propria ideologia e visione del mondo.
Esperienze personali dirette e indirette, ricerche e studi, letture e conoscenze contribuiscono inevitabilmente alla strutturazione di una propria filosofia di vita che dà facilmente forma e risposta alle questioni del mondo. Ma se il counselor filosofico deve essere saggio e filosofo forse non può esser maestro, almeno in senso tradizionale e occidentale.
L’ esser Maestro comporterebbe una restrizione delle potenzialità filosofiche insite nell’ interazione tra due individui, in cui l’ uno guida e accompagna, mentre l’ altro collabora e ricerca. La presenza di una filosofia precostituita e di risposte già predisposte darebbe sì una soddisfazione immediata alle domande e ai problemi ma in un modo impersonale, irrigidito e non sempre sintonico col mondo del cliente. In questo contesto la figura del maestro deve essere più intesa come fonte di ispirazione, riferimento, guida e non tanto come dispensatore di massime o consigli.

Per cercare di definire meglio l’ identità del Counselor Filosofico è ancora necessario considerare il fatto che spesso si tende a confondere il Counseling Filosofico con la consulenza e la pratica filosofica. Sebbene possa essere solo una questione terminologica, senza mutamenti nell’ essenza dell’attività considerata, ritengo opportuno evidenziare come questi due ulteriori campi possano identificare diverse modalità di intervento.
Nel termine “Counseling” è insito un significato che richiama l’ intervento di aiuto nei confronti di una persona che richieda un’ azione di supporto e sostegno per uno specifico problema. Nella “Consulenza” viene dato un parere tecnico o specialistico nei confronti di una determinata questione. Tale intervento non necessariamente implica il considerare la relazione che viene messa in atto tra consulente e consultante. Il parere o le informazioni fornite sono in relazione alla questione, che viene esaminata in modo asettico e neutrale, quasi come se non appartenesse alla persona che la richiede. Potremmo dire che nella Consulenza la relazione consulente-consultante, seppur inevitabilmente presente, non interessa particolarmente e non viene a giocare alcun ruolo nella prestazione.

Cosa diversa quindi rispetto al “Counseling” in cui il rapporto rappresenta una componente essenziale ed in cui la relazione è un fattore centrale (“è dal e nel rapporto che si sviluppa il discorso filosofico”).
Alcune considerazioni devono essere poi fatte a proposito della metodologia. Mentre nel Counseling in generale la metodologia di lavoro è strettamente psicologica (vale a dire, vengono utilizzati modelli teorico-pratici che consentono di spiegare ed agire), nel counseling filosofico la metodologia è invece filosofica (vale a dire vengono utilizzati metodi che, non tanto spiegano, quanto ricercano, che non tanto agiscono ma stimolano).
Nel Counseling Filosofico la metodologia filosofica si congiunge con quella psicologica, considerando i modi di procedere dell’ una e le conoscenze della seconda. E mentre nella Consulenza le competenze psicologiche non sono ritenute necessarie, e quindi assenti, nel counseling filosofico il lavoro filosofico può svolgersi all’ interno di quella che potremmo definire una "consapevolezza psicologica".

In sintesi potremmo infine concludere sostenendo che l’identità del counselor filosofico dovrebbe richiedere:
una competenza o conoscenza filosofica (sotto forma di informazioni, nozioni utili su testi e filosofie, ma soprattutto come stile di pensiero);

  • una conoscenza psicologica (capacità di relazione e di gestione della stessa) e psicopatologica (che consenta di differenziare i disturbi mentali richiedenti terapia);
  • la capacità di guidare ed orientare nei processi di pensiero;
  • la capacità di stimolare la ricerca filosofica individuale;
  • la capacità di dirigere verso il riconoscimento di significati, valori e senso.

Prof. Lodovico E. Berra
* Prof. Lodovico E. Berra

Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta, direttore dell’ Istituto Superiore di formazione e ricerca in Filosofia, Psicologia, Psichiatria, ISFiPP Torino, docente di
"Teoria e Metodologia della pratica filosofica" e di "Psicopatologia e Psicologia clinica" e dal 2005 è professore stabilizzato di “Psicologia Biologica e Neuroscienze”
presso IUSTO Rebaudengo, sede della Facoltà di Scienze dell' Educazione, Università Pontificia Salesiana, direttore del Master di specializzazione in Counseling Filosofico, presidente fondatore della Società Italiana di Counseling Filosofico e della Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE), autore di numerosi lavori scientifici
nel campo della psichiatria e della psicoterapia.
Website: www.lodovicoberra.it