Problemi e prospettive di Filosofia Applicata alle questioni lavorative .
1. Il Lavoro Ciclopico

di Alberto Peretti *, estratto dal libro "Praticare la filosofia. Nuovi discorsi sul Counseling Filosofico"
, di Lodovico Berra e Alberto Peretti, Edizioni Libreria Stampatori, Torino, 2006

Problemi e prospettive di Filosofia Applicata alle questioni lavorative .
1. Il Lavoro Ciclopico


"Con la vittoria assoluta del neoliberismo, l'economicismo è diventato, nel mondo odierno, una specie di seconda natura. L'economia è.
Benasayag, Schmit 2004, p. 44


Ricordate i Ciclopi? Loro caratteristica è zoppicare e avere un unico occhio. Tale peculiarità non esclude l'acutezza della visione, ma inibisce la percezione della profondità. È infatti la visione binoculare che consente di percepire un primo piano e uno sfondo, di dare profondità alla visione. Di conseguenza i Ciclopi pensano e agiscono mettendo tutto sullo stesso piano. Nulla sanno del diritto e della morale. Nulla della complessità e della infinita ricchezza concessa al pensare e all'agire umano. Il Ciclope appiattisce tutto su un'unica dimensione, quella dell'utile immediato e del soddisfacimento dei suoi interessi. Pensa a agisce, potremmo dire, in termini di puro utilitarismo razionale. Come si accorsero sulla loro pelle Ulisse e compagni, trattati da Polifemo non come ospiti, ma come gustosi bocconi; o il povero Aci, rivale in amore brutalmente schiacciato sotto un masso scagliato dal Ciclope geloso ...

Il mondo del lavoro è andato lentamente ciclopizzandosi. Pensa ciclopicamente e propone ai suoi attori ciclopici modelli d'esistenza. Alle dinamiche lavorative vengono ciecamente applicati paradigmi utilitaristici che sembrano aver pressoché sbaragliato ogni concorrente concettuale e imposto un'autentica egemonia culturale. Nella più diverse realtà organizzative, sia private che pubbliche, è molto facile imbattersi in esseri ciclopici, persone che nei loro diversi ruoli osservano sé stesse e il mondo circostante attraverso una razionalità meramente economicistica fondata su calcoli utilitari.

In che cosa consiste un pensiero utilitaristico nella sua versione della scelta razionale?

Come ricordano nelle loro opere Amarcya Sen e Martha Nussbaum (Sen 2002; Nussbaum 1996) comprende fondamentalmente quattro elementi:

  • 1) Nonostante sia riconosciuta una pluralità di valori, tutti sono ritenuti commensurabili, omogenei e misurabili su un'unica scala di valore.
  • 2) Gli individui sono considerati all'interno di aggregati sociali omologanti che ne riducono le differenze qualitative a differenze quantitative.
  • 3) Gli individui sono concepiti come sempre e incessantemente diretti a ottenere la maggior quantità possibile di utilità e a massimizzare la soddisfazione del loro interesse personale.
  • 4) Gli interessi e le preferenze individuali sono considerati come dati, esogeni. L'atteggiamento utilitaristico pretende di conoscere tutto dei bisogni e di ciò che determina il benessere delle persone. Considera trascurabile il fattore della scelta personale potenzialmente indotta da fattori sociali, ideali, educativi, etici.

È chiaro quanto l'utilitarismo classico diverga dai modelli di scelta razionale qui sommariamente esposto. La massimizzazione benthamiana della felicità umana e l'altruismo che ne è alla base, così come le considerazioni di J. S. Mili che accanto "all'interesse personale, al benessere materiale, esistono altre motivazioni, suscettibili di essere coltivate per incrementare il legame sociale, che sono componenti fondamentali dell'idea di felicità, e che possono unire una comunità in maniera disinteressata" (De Luise e Farinetti 2001, p. 503) sembrano pressoché ignote ai sostenitori della scelta razionale.

D'altronde è questa quella retta dalla razionalità utilitaristica, l'unica economia possibile e pensabile? E davvero e solo cosi. Da tempo economisti e sociologi (Sen, Kahneman, Becattini, Bruni) filosofi (Bataille, Nussbaum) propongono visioni alternative, dove l'imperante razionalità strumentale viene sostituita da modelli centrati sui concetti di ben essere e di qualità della vita, sulle nozioni di relazionalità, capacità umane, fioritura della persona, felicità possibile.

* Prof. Alberto Peretti

È filosofo del lavoro, dal 1990 si occupa di formazione e di consulenza organizzativa, con particolare attenzione ai temi della comunicazione e della valorizzazione della persona in ambito professionale. Dal 2001 al 2012 è docente di Counseling Filosofico lavorativo e di Filosofia del lavoro presso la Scuola Superiore di Counseling Filosofico di Torino. Nel 2003 apre ad Ivrea uno studio di counseling filosofico. Nel 2015 fonda e coordina la Società di Consulenza Genius Faber, specializzata nella valorizzazione dell’italianità lavorativa e del lavoro made in Italy. Tra le sue pubblicazioni: Il dubbio di Amleto. Il gioco come modo di pensare, sentire, agire (2001, Edizioni dell’Orso); I giardini dell’Eden. Il lavoro riconciliato con la vita (2008, Liguori); La sindrome di Starbuck e altre storie. Il lavoro attraverso la letteratura (2012, Guerini e Associati); Genius Faber. Il lavoro italiano come arte di vivere (2015, Ipoc).