Nuova Rivista di Counseling Filosofico N°15 | Dr.ssa Giovanna Lo Giacco


Fare produttività e produttività dell’essere.
Il Counseling Filosofico e la banalità del marketing

Il fare marketing diventa banale quando perde il suo eco-scandaglio e non cerca la profondità nelle strategie di business, la direzione e il senso. –Giovanna Lo Giacco

L’intervento filosofico all’interno di Organizzazioni e Aziende coordina momenti di ripensamento meta-riflessivo del lavoro e della leadership e progetta insieme al management interventi di miglioramento continuo per la vita lavorativa eudaimonica. –Giovanna Lo Giacco

Il Filosofo ha capacità analitiche di destrutturazione e ristrutturazione creativa che altre figure professionali non detengono e il suo ruolo nei luoghi di lavoro è interlocutorio e di prolifica mediazione –Giovanna Lo Giacco


Abstract

L’articolo riporta gli effetti prolifici del Counseling Filosofico per aziende e organizzazioni, attraverso un case study di un progetto di ricerca svolto presso la Continental Automotive Italy, sotto la guida della Responsabile italiana Hr Laura Lembi e il Plant Manager Riccardo Toncelli.
Con il progetto si è gestito e risolto un problema di comunicazione in un team cross funzionale.
I luoghi di lavoro si configurano sempre più come contesti a-biotici condotti da una mera razionalità strumentale guidata dalla produttività. Il trend è quello di registrare i conflitti senza risolverli realmente o ancor meglio prevenirli. Esclusi i casi di adattamento funzionale al contesto lavorativo, le due polarità che investono il lavoratore sono la situazione di de-esistenza e quella di workalcoholism.
Entrambe evidenziano un disagio esistenziale arginabile e prevenibile. Tuttavia, l’attuale offerta formativa di aziende e organizzazioni propone ricette eteronome attraverso corsi di comunicazione efficace, gestione del conflitto, leadership, coaching, trascurando un importante assunto: i problemi cambiano ed è più funzionale nel tempo maturare un giusto atteggiamento al problema, piuttosto che dare istruzioni tecnico-strumentali.

Parole chiave: Counseling Filosofico – mindset aziendale – benessere lavorativo – lavoro


L’intervento filosofico all’interno di organizzazioni e aziende coordina momenti di ripensamento meta-riflessivo del lavoro e della leadership e progetta insieme al management interventi di miglioramento continuo per la vita lavorativa grazie alle proprie capacità analitiche di destrutturazione e ristrutturazione creativa che altre figure professionali non detengono.

Il Counseling Filosofico nei tessuti lavorativi è uno strumento che genera valore aggiunto al mindset aziendale o organizzativo, un mezzo pro-attivo e promotore di benessere e felicità responsabile. Non si tratta di pensare alla filosofia in ottica utilitaristica o strumentale, logica del tutto aliena ai suoi intenti filantropici. Lo affermano le neuroscienze: quando stiamo bene, quando ci sentiamo appagati, riusciamo a compiere con maggior successo le nostre attività.
Assunto che esista una stretta correlazione tra felicità personale e rendimento, la domanda di fraintendibile paternalismo indebito è: aziende e organizzazioni devono interessarsi alla felicità del singolo?

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Il ruolo del Counseling Filosofico è architettonico-gestionale in fieri e in un’ottica di complessità4 nell’autoconsapevolezza di se stessi nella gestione dei cambiamenti e nell’elaborazione degli effetti di interazione con l’ambiente circostante. La complessità infatti ci caratterizza in quanto esseri umani ed è insita in tutti i nostri processi di conoscenza e comprensione. Complessi siamo noi come esseri umani e complessi sono i sistemi con i quali noi ci troviamo quotidianamente ad interagire. Si tratta di sistemi che richiedono di essere gestiti, soprattutto quello lavorativo che occupa più della metà di tempo della nostra vita.
Qual è la specificità del contributo del Counseling Filosofico?

Giovanna Lo Giacco, Master di Specializzare in Counseling Filosofico

Specificità del contributo del Counseling Filosofico

Il Counseling Filosofico all’interno delle organizzazioni agisce con gli spettatori attivi-protagonisti secondo un doppio movimento di induzione: il primo parte dalle esperienze individuali per giungere a concezioni di carattere universale (aggiungiamo alle parole del professor Remo Bodei che, dal particolare all’universale, è un movimento di esercizio mentale di astrazione, che richiede sforzo, ma che è necessario ogniqualvolta prendiamo in carico concetti generali, quali nelle organizzazioni sono ad esempio i valori etici aziendali, la fiducia, la collaborazione, il team building, il sovraccarico lavorativo, la libertà di agire ecc.). Il secondo è un movimento inverso, che fa fruttare le idee generali ripiantandole sul terreno dell’individualità. Questo secondo movimento è molto prolifico perché, quasi fosse un movimento digestivo, pone al primo piano l’intervento dinamico dell’individuo nella propria maturazione personale.

A differenza di tutti gli altri approcci attualmente vigenti all’interno dei programmi di formazione e longlife learning che le aziende e le organizzazioni offrono come servizi volontari o mandatori per i dipendenti, il Counseling Filosofico si discosta e si specifica prendendo in considerazione l’importanza dell’individuo, la sua digestione metabolica lenta degli eventi cui partecipa, le forme di razionalità che ciascuno mette in gioco per rispondere agli stimoli contestuali e relazionali, l’emotività che mette in campo nelle azioni che compie, la restituzione verso se stessi e gli altri come risultante di un processo di consapevolezza.
La cornice metodologica è la maieutica socratica, il tirare fuori dialogicamente senza essere direttivi e ponendo al centro l’autonomia kantianamente intesa.

L’attuale offerta formativa di aziende e organizzazioni tende a proporre ricette eteronome precostituite attraverso corsi di comunicazione efficace, gestione del conflitto, leadership, coaching ma si dimentica di un importante assunto: i problemi possono cambiare ed è più importante maturare un giusto atteggiamento al problema, piuttosto che dare istruzioni specifiche e tecnico-strumentali.
Il Counselor Filosofico è consapevole del panta rei, del continuo fluire del divenire, motivo per cui una soluzione oggi attendibile potrebbe non essere più valida domani. Mira dunque a stimolare e indurre riflessioni che, partendo sempre dal Sé, generino atteggiamento filosofico nell’affrontare qualunque problema e qualunque criticità, atteggiamento che una volta diventato habitus riesce a dare un contributo in ogni sfida della quotidianità personale e lavorativa.
Il filosofo – lavorando sui significanti – è in grado di produrre nuovi significati, pur aprendo sempre la possibilità alla continua verifica e messa in discussione nel tempo della loro efficacia.

Giovanna Lo Giacco, Counselor Filosofico Professionista

Forme di de-esistenza lavorativa

Assistiamo ad una triste realtà. I luoghi di lavoro sono sempre più a-biotici e condotti da una mera razionalità strumentale6 guidata dalla produttività. L’environment lavorativo colloca in primo piano la performance che crea ansia, conflitto e competizione hobbesiana. Il trend è quello di registrare i conflitti senza risolverli realmente o ancor meglio prevenirli.
Esclusi i casi di adattamento funzionale al contesto lavorativo, le due polarità che investono il lavoratore sono:
– la situazione di de-esistenza: il lavoro viene percepito come qualcosa di estraneo alla propria vita personale e inadatto a rispecchiarne la complessità esistenziale7. Il lavoratore sente stridere l’immagine di sé con quella che deve assumere. Questo “dover” essere richiama nel lavoratore un insight di finzione: la propria autenticità è messa in pausa per aderire alla funzione, spesso percepita come abito sterile. Le conseguenze di questa posizione sono la de-motivazione e lo spreco di tempo. Il tempo lavorativo, vissuto come disprezzabile, diventa deprecabile in quanto ritenuto senza intrinseco valore e senza possibilità alcuna di avvaloramento.

L’esito è la demotivazione, gli automatismi, l’insoddisfazione;
– la situazione di workalcoholism: particolarmente frequente per i vertici di azienda, è uno stato di dipendenza dal contesto lavorativo che genera assuefazione. Può configurarsi come una forma di palliativo o di anestesia per non prendere in considerazione altri aspetti esistenziali della propria vita.

Entrambe le due polarità mostrano un disagio esistenziale arginabile e prevenibile.
Riconoscere il potenziale da parte di HR e Management del Capitale Umano, e dietro ogni funzione una persona che ha diritto ad essere riconosciuta e rispettata per poter esprimere in pieno se stessa e le proprie capacità è di vitale importanza.
Dietro ogni funzione si colloca una Persona.

Non è solo un assunto retorico, ma insieme con una meta-teoria del senso che attribuiamo al lavoro ha una portata regolativa: significa rimodulare le politiche del benessere lavorativo nella loro complessità per veicolare maggior significato per chi lavora, spirito di appartenenza verso il proprio ruolo e importanza verso ciò che si fa o si produce.

La Filosofia e la produttività dell’essere vs l’essere produttivi. Il marketing non banale

È di grande responsabilità per un’azienda o un’organizzazione comprendere che il benessere di tutti gli attori coinvolti in un sistema produttivo è direttamente proporzionale al proprio sviluppo. Questo si declina in molti versanti pratici di cui ogni specifica professionalità è competente: forme di smart work, ergonomia degli spazi, flessibilità nella gestione lavorativa, job rotation, telelavoro.
Il Counseling Filosofico si inserisce nella costruzione armonica dell’obiettivo benessere, che trasforma il mero essere produttivi in produttività delle forme di vita esistenti nei contesti lavorativi.

Perché la chiamo banalità del marketing? Nel suo celebre lavoro, La banalità del male, Hannah Arendt, nell’assistere al processo contro Adolf Eichmann – funzionario tedesco responsabile dello sterminio degli ebrei durante il periodo nazista –, si aspetta di trovare di fronte a sé un mostro. Lo scopre banalmente umano, un grigio funzionario al cospetto della sua funzione. Ordinario, mediocre, superficiale, meccanico e senza capacità di giudizio, puramente esecutivo.
Il fare marketing diventa banale quando perde il suo eco-scandaglio e non cerca la profondità nelle strategie di business, la direzione e il senso.

L’intervento filosofico all’interno di Organizzazioni e Aziende coordina momenti di ripensamento meta-riflessivo del lavoro e della leadership e progetta insieme al management interventi di miglioramento continuo per la vita lavorativa eudaimonica.
Il Filosofo ha capacità analitiche di destrutturazione e ristrutturazione creativa che altre figure professionali non detengono e il suo ruolo nei luoghi di lavoro è interlocutorio e di prolifica mediazione, in un’ottica di sintesi che tenga conto della complessità di interazione di più soggettività in campo, che debbano confrontarsi per scopi adattivi e funzionali.


Reportage di un’esperienza pratica: la comunicazione in un team cross funzionale

Presento il reportage di un’esperienza pratica di Counseling Filosofico di gruppo in azienda, all’interno di una nota multinazionale afferente ad un contesto internazionale. Ho elaborato due interventi distinti, il primo intra-gruppo rivolto al management e il secondo inter-gruppo.

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