Nuova Rivista di Counseling Filosofico N°14- 2018 | Editoriale


La professione del Counselor Filosofico

La professione del counselor filosofico richiede passione e predisposizione, studio e ricerca, creatività ed originalità, ben diversa quindi dalle pratiche che spesso pubblicizzano facilità e semplicità, trucchi e trucchetti, tecniche e strategie immediatamente efficaci. –Lodovico Berra

Il lavoro del counselor filosofico è quindi intenso e profondo, richiede energia e dedizione, passione per la filosofia e amore per l’Altro, conoscenza e saggezza.–Lodovico Berra

È una professione che cambia il modo d’essere e sentire delle persone, che muta prospettive, supera pregiudizi, allarga sguardi, approfondisce percezioni. –Lodovico Berra


Il Counselor Filosofico, nuova antica professione

Il Counselor Filosofico può essere considerato la versione moderna del filosofo attento ai problemi della vita quotidiana, legato alle questioni concrete dell’esistenza, preoccupato delle riflessioni dell’uomo comune. Il counselor filosofico professionista è quindi un filosofo che, attraverso i metodi e le conoscenze della filosofia, indaga, ricerca e risponde alle domande che l’esistenza pone. Il suo campo di azione è quindi molto ampio, poiché le questioni filosofiche si pongono in numerosi campi della vita, quali per esempio: l’ambito individuale (crisi esistenziali, il senso della vita, della morte,…); ambito sanitario ed ospedaliero (questioni di bioetica, problemi legati alla malattia, formazione al personale medico e paramedico,…); ambito scolastico e relativo alla formazione (attività di pratica con docenti e allievi, philosophy for children, orientamento,…); ambito aziendale e nel campo del lavoro (formazione, ricerca del benessere lavorativo, gestione del personale,…).

Possiamo affermare che non vi sia campo esente da riflessione filosofica e in questo modo il counseling filosofico ha un ruolo e un compito ovunque si voglia collocare.
Questa visione di una filosofia pratica ed applicata si contrappone a quella che mira maggiormente ad una riflessione astratta, spesso fine a sé stessa, o attività accademica elitaria. Nella nostra prospettiva la filosofia teoretica può rappresentare una fase propedeutica e preparatoria alla pratica filosofica, può essere un esercizio preliminare che prepara il pensiero alla sua applicazione concreta.

Il Counselor Filosofico esercita infatti una filosofia concreta, in grado di arrivare alle persone, di ogni livello sociale e culturale, di ogni età o livello intellettuale, una filosofia quale utile strumento di ricerca e di risposta alle questioni che la vita pone.

Filosofia come relazione d’aiuto

La filosofia può essere considerata una psicologia ante litteram, poiché già il filosofo dell’antichità si poneva il compito di indagare e conoscere la vita in generale, e con essa quella psichica, cercando di rispondere alle domande che l’uomo si pone e di comprenderne i comportamenti.

Così l’antica attività del filosofo viene recuperata dal counseling filosofico con il preciso proposito di avere una evidente utilità e scopi definiti. Non interessa quindi una filosofia fine a sé stessa ma un filosofare che abbia uno scopo pratico e concreto. Il filosofare è inteso come un sofisticato ed efficace strumento in grado di far luce all’esistenza del singolo individuo, ma anche della società in generale.
Infatti il compito del counseling filosofico va ben oltre la semplice relazione d’aiuto e diviene una innovativa e rivoluzionaria proposta diretta al miglioramento dell’uomo e della società, del singolo individuo e della nostra cultura. È una prospettiva perciò con un valore socioculturale in grado di migliorare, rinnovare e approfondire la visione del mondo dell’uomo contemporaneo.

La predisposizione alla filosofia

Come spesso abbiamo sostenuto vi è una diversità tra approccio filosofico ed approccio psicologico. Pur mantenendo entrambe il focus sull’uomo e il suo mondo, il counselor filosofico si preoccupa di utilizzare i metodi propri della filosofia (maieutico, ermeneutico, fenomenologico, dialettico, …) piuttosto che utilizzare metodi e modelli propri della psicologia. In questo senso il counselor deve avere una sensibilità di tipo filosofico, nel senso di sentire risuonare in sé modi di osservare, indagare e riflettere. Vi deve quindi essere una predisposizione alla filosofia, al suo studio, ai suoi metodi, al suo modo di pensare. Il counselor filosofico ama la filosofia, la studia, la coltiva, la pratica e in questo trova il suo modo di vedere, di interpretare e pensare. Differente è infatti la predisposizione alla psicologia che richiede l’esigenza di avere risposte precise ed attendibili ai meccanismi cha caratterizzano il nostro funzionamento mentale, ricercando regole e modelli, che possano essere riproducibili ed attendibili.

La psicologia è sempre più oggi approccio scientifico e tecnico, la filosofia è, e deve essere, approccio umanistico, creativo e artistico. Tale apparente antagonismo non esclude che vi possa essere tra loro una sovrapposizione, una collaborazione, una sinergia in grado di rinforzare reciprocamente le due discipline.

La predisposizione all’aiuto

Oltre alla predisposizione al filosofare ve ne è un’altra, altrettanto fondamentale, che è quella all’aiuto, a pre-occuparsi dell’Altro, una vocazione a sostenere e guidare l’Altro. Il counselor filosofico diventa una sorta di maestro, di guida, di saggio che conduce l’Altro in regioni del pensare normalmente non praticate, scoprendo nuove modalità di riflessione e di risposta. La professione del counseling filosofico, come d’altra parte ogni professione d’aiuto, richiede una predisposizione, una inclinazione verso la cura dell’altro. Tale propensione è spesso innata, parte dell’individuo, del suo modo d’essere e di sentire. Predisposizione che, per manifestarsi, deve essere naturalmente riconosciuta, alimentata ed esercitata.

Non a caso per definire una professione in tedesco si usa la parola Beruf, parola che ha anche significato di vocazione, predisposizione. La stessa parola viene dal verbo berufen, che significa essere chiamato. Una professione dovrebbe essere scelta e praticata solo se vi è una chiara predisposizione ad essa, un sentirsi portato ad una determinata attività, un sentirsi chiamato. Un lavoro, quando è possibile una scelta, dovrebbe essere amato, evocare passione, essere modo per realizzare sé stesso. Ciò vale per qualsiasi professione ma ancora di più nel caso di attività che richiedano un interesse e preoccupazione per l’Altro, come le professioni d’aiuto.

Il counseling filosofico non deve essere quindi una scelta professionale determinata da indagini di mercato, vantaggi economici o tendenze alla moda, bensì deriva da una esigenza individuale, quasi un bisogno interiore, di occuparsi e prendersi cura dell’altro. Ciò implica che vi sia anche una sensibilità al proprio mondo interiore, una capacità verso l’introspezione, una propensione alla conoscenza di sé. La possibilità di aiutare l’altro richiede infatti una profonda conoscenza e consapevolezza personale, che rendono in grado di sostenere e guidare l’Altro in modo solido ed equilibrato. Tale capacità è un processo di lavoro continuo su di sé che non termina con la fine del ciclo di studi ma prosegue tutta la vita.

Il lavoro del Counselor Filosofico

Come detto, il counseling filosofico ha innumerevoli possibili campi di azione. Esso può affiancarsi a professioni già avviate oppure venire a costituire un lavoro esclusivo e specialistico. Il counseling filosofico, come modo di affrontare le questioni, può infatti essere utile all’interno di varie professioni quali la medicina, la psicologia, la formazione, l’educazione, la giurisprudenza, il mondo dello sport, la politica, la religione.
Master di Specializzare in Counseling Filosofico

Sebbene gli ambiti siano numerosi, non è da dimenticare che vi può essere una attività di counseling filosofico specifica ed esclusiva, individuale o di gruppo. Il primo studio moderno di pratica filosofia, tutt’ora attivo, nasce agli inizi degli anni 80 in Germania ad opera di Gerd Achenbach, che per primo ebbe l’idea di proporre un approccio filosofico diretto all’individuo.

Oggi la professione di counseling filosofico ha perciò una storia di quasi quarant’anni in Europa, e di circa venti in Italia. Ciononostante possiamo ancora oggi considerare il counseling filosofico una professione emergente, con grandi potenzialità di espansione e diffusione. Questo non in contrasto o competizione con le professioni di psicologo e psicoterapeuta, ma in collaborazione ed alternativa per metodi e teorie. Anche in rapporto ad altri tipi di counseling il counseling filosofico si pone con peculiarità caratteristiche che lo differenziano notevolmente da altri tipi di approccio.
Il counseling filosofico infatti fa riferimento a metodi, correnti di pensiero, orientamenti teorico-pratici che si rifanno alla millenaria storia del pensiero filosofico, piuttosto che a modelli o teorie di tipo psicologico.

Inoltre è importante che il potenziale cliente, e naturalmente lo stesso counselor, siano ben consapevoli del percorso che si va ad intraprendere. Non quindi terapia o diagnosi, non inquadramento clinico o interpretazione psicologica, bensì rispetto dell’individualità psichica di ogni essere umano e della legittimità di una domanda o problema esistenziale. Il presupposto è che molte questioni della vita creino dubbio, incertezza, sofferenza senza per questo dover essere definite malattia o disagio psichico.

Il professionista che vuole intraprendere l’attività di counseling filosofico si trova quindi di fronte alla necessità di chiarire e definire in modo chiaro e corretto le proprie competenze e peculiarità, per non creare errate aspettative e per valorizzare i propri campi di intervento. In questo modo differenziandosi da altre professioni d’aiuto a prima vista simili.
Il primo passo è quindi credere fermamente in questa professione, riconoscerla nelle sue peculiarità e caratteristiche, conoscerne vantaggi e potenzialità, originalità e modernità. Nostro compito fondamentale è quindi, oltre a quello di definire sempre meglio cosa è il counseling filosofico, anche quello di diffonderlo e promuoverlo correttamente, trasmettendo l’entusiasmo e la fiducia in questa unica prospettiva di lavoro.

Dal gennaio 2013, con l’entrata in vigore della legge 4/2013, che tutela le attività professionali non inquadrate in ordini e collegi, il counseling ha una nuova legittimità che consente, a chi sia in grado di dimostrare una adeguata formazione e/o appartenenza ad istituzione o associazione specifica, di praticare la libera professione. Nonostante ciò auspichiamo che vi sia nel prossimo futuro una ulteriore regolarizzazione della professione di counseling, che sia determinata da una legge specifica che caratterizzi in modo corretto e chiaro questa attività. Crediamo infatti che il counseling filosofico sia oggi una attività professionale ben definita, con metodi e teorie storicamente fondati, con campi di intervento specifici e aree di attività esclusive.

La professione del counselor filosofico richiede passione e predisposizione, studio e ricerca, creatività ed originalità, ben diversa quindi dalle pratiche che spesso pubblicizzano facilità e semplicità, trucchi e trucchetti, tecniche e strategie immediatamente efficaci.

Siamo convinti che l’essere umano e la sua esistenza siano entità complesse che richiedono sacrificio ed impegno per essere trattate. Il lavoro del counselor filosofico è quindi intenso e profondo, richiede energia e dedizione, passione per la filosofia e amore per l’Altro, conoscenza e saggezza. È una professione che cambia il modo d’essere e sentire delle persone, che muta prospettive, supera pregiudizi, allarga sguardi, approfondisce percezioni.
È un lavoro per spiriti profondi e anime libere, menti aperte e cuori sensibili.

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