Il Medico Filosofo. La filosofia come elemento fondamentale della Professione Medica

Posted by: Prof. Lodovico E. Berra *
Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta
Direttore Istituto Superiore di formazione e ricerca in Filosofia, Psicologia, PsichiatriaISFiPP Torino
PRIMA PARTE - SECONDA PARTE

Negli ultimi anni si è resa evidente in Europa e nel mondo una tendenza della filosofia e dei filosofi al passaggio da modalità di pensiero teoriche, spesso lontane dalla vita quotidiana, ad una filosofia più diretta ai problemi concreti dell’esistenza, configurando quella che oggi viene definita “pratica filosofica”. All’interno di quest’area, in sempre maggiore espansione, un ruolo di rilievo è svolto dal counseling filosofico, una relazione d’aiuto che, basandosi sui concetti fondamentali del counseling in generale, si caratterizza per l’uso della filosofia e del metodo filosofico. Questo ha rappresentato dalla fine degli anni 90 una piccola rivoluzione nel modo di intendere la filosofia, che è venuta così ad affiancarsi alla psicologia nell’approccio ai problemi dell’uomo e dell’ esistenza.
Nello stesso tempo, in ambito medico, la tendenza alla super-specializzazione e al tecnicismo estremo ha portato alla progressiva perdita del senso profondo e dei significati dell’agire medico, con una tendenza all’indebolimento del rapporto con il paziente. Ciò ha comportato in tempi recenti la rivalutazione del contributo della filosofia in medicina, riportando l’immagine del medico filosofo già presente nell’antichità. La ben nota frase di Ippocrate “Il medico che si fa filosofo diventa pari a un dio” (Iatròs philòsophos isòtheos) rende l’idea di questo miracoloso connubio tra capacità medica e filosofica. La combinazione tra conoscenze mediche, quindi abilità diagnostiche e terapeutiche, e filosofiche, quindi saggezza e ampiezza di visione, sarebbe in grado di dare al medico una competenza più globale, comprendente sapere scientifico e umanistico, tale da renderlo un più efficace punto di riferimento nel raggiungimento della salute del paziente.

Se guardiamo indietro nel tempo, nell’Antichità i rapporti tra filosofia e medicina erano così stretti da rendere difficile separare le due discipline, poiché l’una si fondava sulle conoscenze dell’altra. Numerosi sono i medici-filosofi esempio nobile di questo intreccio, quali tra i più noti Ippocrate, Aristotele, Galeno. Lo studio dell’uomo era infatti inseparabile dall’indagine sulla natura e sull’universo, tanto che per tutta l’antichità l’essere un buon medico richiedeva anche l’essere filosofo, così come per il buon filosofo era d’obbligo occuparsi della salute dell’uomo.
Nonostante questa comune origine, filosofia e medicina si sono progressivamente separate, divenendo sempre più l’una scienza dello spirito e l’altra scienza della natura.
La medicina si è resa così sempre più scientifica ed oggettivante, perdendo quello spirito di fondo in grado di dare senso a se stessa, e allontanandosi dalla possibilità di mantenere una visione globale dell’essere umano e della sua malattia. Così come la filosofia si è sempre più spinta verso teoria ed astrazione, perdendo il contatto con la realtà e la concretezza dell’esistenza.

Sapere medico e capacità filosofica
Mentre è facile intendere il sapere medico, come conoscenza biologica e organica, più complessa e delicata è invece la definizione della capacità filosofica. Con questa non intendiamo tanto la conoscenza della filosofia e dei filosofi, come repertorio di idee e di concetti, bensì la capacità di vedere le cose in modo più profondo e darvi un senso, di cogliere i significati e ricercare valori, di vedere essenze e universalità, tutti questi fattori utili al medico stesso e alla solidità della sua professione, ma anche e soprattutto al paziente ed al suo supporto emotivo. Non è quindi tanto una competenza di tipo psicologico, basata cioè sull’applicazione di modelli interpretativi e strategie di intervento ben strutturate e definite, bensì è una modalità di approccio e di analisi dei problemi propria dei metodi adottati dalla filosofia. Questi possono essere di diverso tipo e variare a seconda delle preferenze del filosofo o, nel nostro caso, delle predisposizioni personali del medico o delle esigenze particolari del paziente; approcci filosofici interessanti nella loro applicazione pratica sono per esempio quello fenomenologico-esistenziale, ermeneutico, maieutico, logico-argomentativo, dialettico.

Sebbene la psicologia moderna stia assumendo un ruolo rilevante nella professione medica questa forse non è sufficiente a rafforzare ed integrare la pratica della medicina. Infatti anche la stessa psicologia, sempre più scientifica, può avere sostegno ed integrazione da parte della filosofia nell’affrontare questioni di carattere più “esistenziale” quali il senso della vita, della morte, della malattia, del dolore. Questo in aggiunta al continuo emergere di problematiche a forte carattere etico e bioetico quali per esempio le questioni relative alla fecondazione artificiale, l’eutanasia, la gestione dei malati terminali, le terapie geniche, ecc…
Il metodo filosofico si basa essenzialmente su un particolare tipo di atteggiamento, di modo di porsi nei confronti di situazioni o problemi, libero da pregiudizi, da condizionamenti socio-culturali o rigidi schematismi teorici che potrebbero limitare la visione delle cose. Il filosofo aspira alla conoscenza, consapevole di non poterla mai raggiungere in modo definitivo. È il “sapere di non sapere” socratico che contraddistingue uno stile di ricerca permanente, in cui il processo di conoscenza non si conclude mai, rimanendo così in una posizione costantemente aperta. Questa apertura alla ricerca richiede il porsi da parte del filosofo in una differente posizione di osservazione della cose del mondo, che possiamo definire posizione di trascendenza.
La capacità di cogliere la natura e l'essenza di ogni elemento nel suo valore universale necessita di una capacità di concettualizzazione e di indagine che sia il più possibile depurata, “mettendo tra parentesi” e sospendendo ogni possibile giudizio sulla cosa indagata. Questo atto può ricordare l’epoché della fenomenologia, che comporta il superamento o l’oltrepassamento di una normale dimensione di pensiero per raggiungere la vera realtà di un fenomeno. Il filosofo pratico osserva e valuta le cose del mondo da una posizione privilegiata, vede totalità in luogo di particolarità, essenze invece che generalità. Questa può essere sentita come una posizione difficile per il medico, abituato a schemi, prove oggettive e concrete, evidenze cliniche e protocolli di intervento. Ma è proprio in questo modo che egli può riuscire a superare lo schematismo e la tecnica del proprio lavoro, aggiungendo nuovi elementi in grado di consentire il raggiungimento di quella completezza e capacità di gestione, nella infinità varietà di situazioni di fronte a cui può venire a trovarsi.

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Prof. Lodovico E. Berra
* Prof. Lodovico E. Berra

Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta, direttore dell’ Istituto Superiore di formazione e ricerca in Filosofia, Psicologia, Psichiatria, ISFiPP Torino, docente di "Teoria e Metodologia della pratica filosofica" e di "Psicopatologia e Psicologia clinica" e dal 2005 è professore stabilizzato di “Psicologia Biologica e Neuroscienze” presso IUSTO Rebaudengo, sede della Facoltà di Scienze dell' Educazione, Università Pontificia Salesiana, direttore del Master di specializzazione in Counseling Filosofico, presidente fondatore della Società Italiana di Counseling Filosofico (SICoF) e della Società Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE), autore di numerosi lavori scientifici nel campo della psichiatria e della psicoterapia.
www.lodovicoberra.it